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Politica economia » Renzi da Berlusconi » Allora ...., ricapitoliamo .....



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Allora ...., ricapitoliamo .....

 

Dunque ricapitolando le reazioni entusiastiche di chi dice No alla riforma dopo la vittoria di Trump. Se noi proponiamo un senato di secondo livello siamo antidemocratici se Trump vince avendo preso oltre 200 mila voti meno della Clinton proprio in virtù dell'elezione di secondo livello è un fatto straordinario che dimostra che grazie al voto il popolo fa giustizia. Se poi il PD propone un sistema in cui chi prende più voti possa governare siamo addirittura fascisti, e fa niente se Trump controllerà completamente camera, senato e corte federale, perché lui rappresenta il popolo. Insomma la democrazia USA è una grande democrazia che dopo le scelte degli elettori garantisce di poter governare nell'interesse del popolo. Ma perché se ci prova il PDdefiniremmo una svolta autoritaria? Forse è venuto il momento di capire che è meglio smetterla con la propaganda e pensare che questo Paese ha bisogno di una politica capace di cambiare e non di gente che grida contro qualcuno, agitando i problemi anziché risolverli, tanto il sogno dei meno che mediocri che sognano con il NO di mandare a casa Renzi si dissolverà in un battibaleno . Renzi si dimettera' e cosi Fosforo sarà contento , dopodiché sarà chiamato da Mattarella ed avrà l'incarico di formare un nuovo governo . Se non ce la farà andremo a votare con le vecchie regole ed il PD sarà di nuovo partito e quindi avrà di nuovo l'onere e l'onore di governare . Saluti 

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> marketta ti vedrei molto bene a vendere il cocco sulle spiaggie

invece di rompere le palle sul forum !

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> Allora ...., ricapitoliamo .....

Buongiorno, Mark.

Innanzi tutto, è opportuno sottolineare il dato – spero finalmente definitivo - che appare al momento in cui scrivo sul sito della Cnn: la Clinton perde le elezioni con oltre 574.000 voti popolari e mezzo punto percentuale in più del suo avversario. Quindi, a maggior ragione, ribadisco quanto avevo scritto già ieri l’altro in una discussione dell'amico Los: 

La nazione più ricca e potente ha con tutta evidenza uno dei sistemi elettorali più macchinosi, inefficienti, obsoleti e ridicoli del pianeta. La Clinton è più votata di Trump ma viene nettamente battuta per il meccanismo dei grandi elettori. Ciò a mio avviso è paradossale e assurdo in una democrazia presidenziale. 

Ebbene, caro Mark, se gli altri fanno cose paradossali e assurde, non per questo dobbiamo farle anche noi, specie quando si tratta di democrazia e di Costituzione. Tu stesso hai più volte ribadito il concetto che in democrazia la maggioranza decide e la minoranza si oppone ma poi si adegua alle decisioni. Ma in America deciderà Trump e non chi ha preso più voti di lui. Se paragoniamo le estenuanti presidenziali USA, che durano un anno e mezzo a partire dalle primarie, a una maratona olimpica, è come se la medaglia d’oro venisse assegnata al secondo arrivato. Ciò è accaduto 5 volte nella storia delle elezioni americane. Ciò per me è del tutto inaccettabile. Di più: dato che per me i princìpi (assoluti) sono più importanti dei fatti (contingenti), ciò resterebbe per me ugualmente inaccettabile anche se, per pura ipotesi, Trump ci sorprendesse ancora, ovvero facesse grandi riforme di sinistra, si rivelasse un grande statista e il miglior presidente americano della storia.

Premesso ciò, va detto che, pur avendo preso meno voti della Clinton, il buzzurro Trump ha pur sempre preso (sempre secondo la Cnn) il 47,3% dei voti, che è ben oltre la soglia del 40% prevista dall'Italicum per consegnare la maggioranza assoluta dei seggi al (singolo) partito che vince al primo turno. Mentre per chi vince al ballottaggio non è prevista soglia (ed è uno dei palesi profili d’incostituzionalità della legge). Per esempio, da noi potrebbe benissimo verificarsi un caso del genere: il partito A prende il 39% e va al ballottaggio con il partito B che ha preso il 20%. Ma al ballottaggio quasi tutte le altre forze convergono su B che quindi si pappa la maggioranza assoluta in parlamento pur rappresentando appena il 20% degli elettori. Dunque, caro Mark, se critichi il sistema elettorale americano, forse dovresti criticare anche di più il sistema renziano.

"Se ci rivediamo tra 5 anni con la legge elettorale provata e sperimentata, vedrete che quella legge elettorale sarà copiata da mezza Europa".

Così si esprimeva Matteo Renzi sull'Italicum il 23 marzo 2015. Mentre ora garantisce di cambiarlo drasticamente senza nemmeno sperimentarlo. Eppure l’aveva imposto a colpi di fiducia, a costo di spaccare il partito e di sembrare un emulo di Mussolini. Vatti a fidare di simili personaggi! A uno così io non affiderei nemmeno l’amministrazione di un piccolo condominio. Se vince il Sì, stai sicuro, caro Mark, che il nostro si ringalluzzisce di brutto, e io, che in fronte non ci ho scritto CUPERLO, non sono affatto sicuro che l’Italicum verrà drasticamente cambiato.

Sulla riforma costituzionale sai già come la penso nel merito, ma oggi ti dico in tutta franchezza che il contenuto della riforma ormai per me è secondario, per non dire marginale. Respinto il ricorso di Onida, voteremo il 4 dicembre sul testo del quesito referendario deciso dal governo. Ho già scritto che è un pacchiano spot per il Sì inserito furbamente all'interno della scheda elettorale. Ma alla fine anche questo per me è marginale. Il punto cruciale è un altro. A mio modesto avviso, caro Mark,

il quesito referendario posto dal governo e dalla maggioranza al popolo sovrano è semplicemente IRRICEVIBILE dal popolo sovrano. 

Al punto che, se il referendum costituzionale prevedesse un quorum, io sarei tentato, per una volta, di violare l'art. 48 della Costituzione e di sottrarmi al dovere civico di votare (come ci invitò a fare il premier per il referendum sulle trivelle). Il motivo l’ho spiegato tante volte, ma repetita iuvant. Sono un uomo di princìpi e, nel mio piccolo, un cultore della logica. Secondo me e secondo ogni logica (democratica), un parlamento eletto con una legge elettorale incostituzionale e un governo privo di mandato popolare, sorretto da una maggioranza determinata da un bonus di maggioranza incostituzionale e da decine di transfughi e opportunisti eletti in altri partiti,  possono (anzi devono) garantire, come afferma la Consulta nella sentenza sul Porcellum, l’attuazione del principio di continuità dello Stato. Cioè, in parole povere, esercitare una funzione di raccordo: gestire gli affari correnti e varare una legge elettorale conforme alla Costituzione per restituire al più presto la parola al popolo sovrano. E’ già una forzatura gravissima, un vulnus per la democrazia, dilatare questa fase transitoria all’intera legislatura; ma se una maggioranza e un governo del genere osano manomettere 47 articoli della Costituzione, per giunta spaccando il paese, il parlamento e addirittura i singoli partiti proprio su quella Carta nata come fondamento unificante della nostra democrazia, allora essi si pongono in buona sostanza nettamente al di fuori della democrazia e violano in modo sostanziale, plateale e senza precedenti l’art.1 della Costituzione stessa.

Contro questa tesi io vedo solo due obiezioni plausibili.

La prima fa appello a un astratto formalismo: non c’è nessuna norma e nessuna sentenza della Consulta che proibisca esplicitamente di fare quanto hanno fatto l’attuale maggioranza e l’attuale governo. Tutto dunque formalmente legittimo, riforma costituzionale inclusa. Tuttavia, come ha osservato più di un costituzionalista, l’attribuzione di sovranità al popolo, sancita dall’art.1, è molto più che formale: è sostanziale. La sovranità appartiene al popolo. Che la esercita nelle forme e nei limiti della  Costituzione, ma gli appartiene. Il che vuol dire che la sovranità popolare non è solo un principio, supremo e intangibile, ma è qualcosa di sostanziale e non di puramente formale, e che la democrazia è un bene tangibile e non una vuota e ingannevole espressione di populismo. La forma di sovranità popolare prevista dalla nostra Costituzione è la democrazia rappresentativa di tipo parlamentare. Però, se i nostri rappresentanti scrivono e approvano una legge elettorale incostituzionale, che oltrepassa cioè i limiti fissati dalla Costituzione, poi si fanno (ri)eleggere con quella stessa legge, e infine pretendono di cambiare la Costituzione stessa, si genera con tutta evidenza un circolo vizioso dalle conseguenze inimmaginabili e potenzialmente devastanti, si dà luogo a un esproprio di sovranità sostanziale ai danni del popolo da parte del parlamento e del governo.

L’altro argomento contro la mia tesi ha un carattere più sostanziale, rifacendosi pragmaticamente al contenuto della riforma e al fatto che sarà pur sempre il popolo sovrano ad avere l’ultima parola con il referendum.

I favorevoli alla riforma si dividono grosso modo in due categorie: quelli che votano Sì turandosi il naso come Cacciari (che la definisce una "pu.ttanata"), Severgnini e molti altri (io scommetto che alla fine se lo turerà pure Scalfari), e quelli che pensano che la riforma, pur essendo perfettibile, sia tutto sommato un buon compromesso, un concreto passo avanti che avrà effetti positivi e tangibili sul funzionamento delle istituzioni. Ebbene, io ribadisco che me, per le citate obiezioni di principio e in analogia con quanto detto su Trump,

questa riforma sarebbe non solo inaccettabile ma IRRICEVIBILE anche se nel merito fosse la migliore delle riforme possibili e immaginabili.

Aggiungo solo un’altra obiezione di principio. La Costituzione appartiene a tutti ed è inaccettabile, nonché contrario all’impostazione seguita dai padri costituenti, che alcuni suoi articoli risultino incomprensibili alla stragrande maggioranza dei cittadini.

Sul referendum basta dire che:

- Se la riforma fosse stata approvata con i 2/3 (es. anche coi voti di Forza Italia come prevedeva il patto del Nazareno) il referendum non avrebbe luogo.

- Dal parlamento esce un testo molto divisivo, imposto dalla maggioranza senza quell’ampio accordo che, nello spirito dell’assemblea costituente e in coerenza con la finalità unificante propria della Carta, sarebbe stato non solo auspicabile ma doveroso per una riforma di questa portata. Di conseguenza, potrebbe essere una piccola minoranza di elettori (es. un 25 o 30% del corpo elettorale o anche meno) a determinare la vittoria del Sì o del No, visto che il referendum confermativo non prevede quorum.

- L’influenza del governo sui media, in particolare il controllo senza precedenti che esso esercita sulla tv pubblica; l’invadente, dilagante presenzialismo del premier-segretario (che invia pure 4 milioni di lettere agli italiani all’estero); e la recente manovra finanziaria chiaramente mirata alla ricerca del consenso degli indecisi; non garantiscono la par condicio nella campagna referendaria.

Per concludere, vorrei riproporti per l’ennesima volta, caro Mark, ma senza troppe speranze, la semplice domanda alla quale non hai mai voluto rispondere.

Immaginiamo Silvio Berlusconi che governa senza un mandato popolare, sorretto da una maggioranza determinata da un bonus elettorale incostituzionale e dall’apporto di decine di transfughi a suo tempo eletti nel Pd, il quale Berlusconi impone a colpi di fiducia una legge elettorale identica all’Italicum e poi vara a colpi di maggioranza la stessa identica riforma costituzionale su 47 articoli di cui stiamo parlando.

In quel caso tu, caro Mark, cosa penseresti, cosa scriveresti, e come voteresti nel referendum?

 

Saluti

 

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