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D e s i g n e r

D e s i g n e rUn pretesto, per destare l’attenzione non solo su se stessi o sul lavoro personale, ma su futuro e presente del mestiere del designer. Li separano circa trent’anni, ma hanno molto in comune, a partire dalla ricerca ossessiva dei valori essenziali del design.“Che fare”, è un titolo insolito come loro. Abituati all’insistenza del punto interrogativo, cui rispondono con coscienza di forma e contenuto quando progettano, in questa occasione lo omettono con l’intento di aprire una discussione. Attenti a stabilire un equilibrio tra vincoli di marketing, produzione e cultura di chi produce, con questa mostra-manifesto richiamano a un atteggiamento consapevole. Alla responsabilità del design affinché non immoli la creatività alle leggi del mercato, alle mode e agli alti costi della distribuzione.I problemi sono quelli ormai indicati da più parti: la produzione eccessiva, la mancanza di invenzione e di originalità, il decorativismo e il manierismo come risposta ai tempi di crisi. La mancanza di utopie. Punti fermi contro i quali lavora da oltre quarant’anni condividendo le esperienze dei suoi mille e più progetti, con imprenditori illuminati. Si è misurato con tutte le tipologie. Dalle più complesse alle più umili - sedie, divani, tavoli, oggettistica da ufficio, mobili contenitori, librerie, vasi, portaombrelli - con il medesimo risultato. Definire il linguaggio della semplicità creando nuovi archetipi, forme capaci di resistere al tempo, esprimendo a pieno le possibilità artigianali, industriali e tecnologiche di ogni epoca. E, soprattutto, il senso del lavoro.Porsi al confronto con i maestri e carpirne la lezione, per evolverla. Lo aveva fatto da autodidatta, lo ha fatto con i più grandi maestri del desgn, attualmente direttore del design della casa parigina di moda Hermès. Pensare oggetti in grado di comunicare e mai intesi come merce. Non produrre doppioni, ma oggetti che stupiscono. Uno sgabello lo fa rubando la forma al secchio, un portatovagliolo a una tazzina da caffè. Un segnalibro, risolvendo contemporaneamente l’illuminazione per la lettura notturna. Una sedia costruita con la struttura dello scolapiatti. Una radiolina che è la scatola delle sue batterie. E così via.Il coinvolgimento che richiede l’uso dei prodotti di design è lo stesso che chiedono utopisticamente a chi li produce: “essere radicali per sottrazione”, cioè non risolvere i problemi aggiungendone di nuovi, ma assumendo comportamenti responsabili in nome del progetto, dell’uomo, della qualità. Un filo sottile, teso tra due generazioni di designer, che ricorda a tutti l’essenzialità delle cose reali.Link correlati:http://archibonarrigo.wordpress.com/----STUDY ARCHITECTURE & INTERIOR DESIGN

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Centro Polifunzionale e Museo del Mare   Museum of the Mediterranean by Zaha Hadid Architects | Dexigner Comments Regium Waterfront. . . Takes shape, the new large museum "Mediterranean" on the promenade of Reggio Calabria, whose geometry reflects, takes the form of a starfish, delivering a significant work to the city and very important, a real resource that may be. . . represent the new cultural capital of the Mediterranean basin. New Link: architetto bonarrigo pasquale   ----STUDY ARCHITECTURE & INTERIOR DESIGN
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